Un popolo che non conosce le proprie radici non ha futuro.
Per riscoprire le tradizioni popolari attraverso la musica e gli strumenti della nostra terra, stasera si svolgerà nella Piazza Mangeruca di Gambarie,dalle 21.30 in poi, il momento finale del “Ficodindia d’argento”, festival della nuova canzone calabrese per ragazzi.
Giunta alla XIX edizione, la manifestazione itinerante, organizzata dall’Associazione culturale “Il Ficodindia” di Calanna con la partecipazione della Comunità Montana Versante dello Stretto e del Comune di S.Stefano in Aspromonte è nata, come spiega il presidente Pietro Morena, per uno scopo ben preciso, “quello di ricordare il compianto sindaco di Laganadi Antonio Calarco, uomo che ha sempre lottato per la difesa della cultura meridionale, non rinunciando mai all’accento e al dialetto “laganiotu””.
Diffondere, dunque, il bagaglio atavico ad un pubblico sempre più ampio e nello stesso tempo fermare la carovana del festival nel maggior numero di paesi, sono le due peculiarità che, lo stesso Morena, si è prefissato in tutti questi anni.
“Tenere accesso il faro dell’origine calabrese”, sono state le parole del consigliere Giuseppe Giordano, rappresentante del sostegno provinciale. Il “Ficodindia d’argento” conclude, perciò, il suo tour dopo aver toccato numerose vallate tra cui San Procopio, Laganadi e San Roberto. Protagonisti i ragazzi e le canzoni scritte, su misura per loro, dai maggiori compositori della canzone popolare calabrese. Messaggi positivi e di sostegno, da parte dei sindaci presenti alla conferenza stampa, Rocco Palermo di San Procopio, Luigi Catalano di Calanna, Michele Zoccali di Santo Stefano,l’assessore Giuseppe D’Agostino di Laganadi e Nadia Pellicanò, rappresentante della proloco.
La manifestazione, presentata da Cino Tortorella, ospite fisso della serata finale, oltre ad avvicinare i ragazzi alla canzone dialettale è diventata, inoltre, un trampolino di lancio per cantanti e autori.
” E’ da tempo- ha spiegato Tortorella- che cerco di creare in tv un programma in vernacolo. Il dialetto è una ricchezza e non come si pensa in molte famiglie, indice di povertà ed ignoranza”.
A sostenere l’evento anche Nino Micari, presidente della Comunità montana che ha ribadito, di concerto con i sindaci delle vallate, “l’importanza di valorizzare quei luoghi affascinanti che,se non abbandonati potrebbero portare ad un maggiore incremento del turismo”.